L’ortolano della Rocca di Arignano: Paolo Gilardi, alias Badola

Gli studi in Agraria, un’esperienza in Austria e Germania e quel soprannome, Badola, diventato virale.

Paolo Gilardi, classe 1987 di mestiere fa il contadino, l’ortolano, l’agronomo. Da alcuni mesi è il responsabile della produzione agricola della Rocca di Arignano e coltiva nella collina di Pino Torinese tutto ciò che gli altri contadini hanno scelto di non produrre – zucchine gialle, pomodori provenienti da tutte le fasce climatiche del mondo e rabarbaro e rafano bavaresi solo per fare qualche esempio illustre – in modo da poter avere il suo mercato, senza entrare in concorrenza con quello di nessun’altra realtà. Lo fa da sei anni, in regime biologico, con la sua azienda agricola Badola, soprannome piemontese assegnatogli da un compagno di basket quando, ai tempi delle elementari, aveva sbagliato malamente un tiro libero. Da quel momento tutti – professori e allenatori compresi – l’hanno chiamato così e lui, pur sapendo che il termine non aveva un’accezione positiva l’ha scelto per la sua attività. Per distinguersi nel campo ha messo in pratica le tante nozioni apprese nelle due esperienze, una olandese e l’altra tedesca, l’ultima delle quali l’ha visto protagonista nel praticantato dell’Università di Agraria. Qui ha realizzato quanto l’agricoltura potesse assumere una connotazione diversa da quella a cui ci abituiamo crescendo. Non si tratta solo di tradizioni tramandate e di pratiche imbalsamate nel tempo ma anche di ricerca, quella che lui ha intrapreso importando dall’Inghilterra, e non solo, i semi di ‘verdure alternative’. Era il 2013 e, guardando una delle prime edizioni di Masterchef dopo il suo ritorno in Italia, si era appassionato più di quanto già non fosse alla biodiversità agricola. Pomodori, carote e melanzane di forme e colori non convenzionali ai nostri canoni, che lui ha deciso di coltivare in quello che un tempo era il terreno di suo nonno seguendo le teorie del visionario Pascal Poot. “Lo stress idrico fa bene alle piante, perché permette al seme di sviluppare una resistenza alla siccità dalla generazione successiva”.

La sua ricerca ha colpito anche la proprietà della Rocca di Arignano, Elsa e Luca, i quali, hanno individuato in lui la persona giusta a cui affidare gli orti privati, naturale motore della Locanda della Rocca e della Scuola di Cucina stessa. Qui Badola si occupa anche di alcuni aspetti della parte didattica, verso gli allievi che vorranno approcciarsi a questo lavoro o che, semplicemente, vogliono carpirne e approfondire alcune curiosità. Trecentocinquanta metri quadrati nei quali, da marzo a novembre, crescono otto varietà di pomodori, tre di melanzane e altrettante di zucchine, ma anche carote colorate, coste svizzere e multicolori, rabarbaro, rafano, cetrioli e meloni. Il fabbisogno necessario per la Rocca si raggiunge grazie all’aiuto proveniente dall’orto madre di Pino Torinese, dove lui coltiva – per ora ancora in solitaria – la sua passione principale: “Questo incarico alla Rocca – sentenzia il giovane ortolano – mi permette di chiudere in qualche modo il cerchio, dando delle coordinate precise del mio metodo di lavoro, del mio approccio, della mia offerta e del racconto che ne verrà fatto. Il tutto sarà assolutamente in linea con l’ecosistema della Rocca di Arignano, da rispettare e valorizzare”. 

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